profilo di Maurizio Vitta 

Pier Paolo Maggiora è uno dei più impegnati, inquieti e pensosi fra gli architetti delle ultime generazioni. Attento ai mutamenti culturali e sensibile ai risvolti umani e sociali della progettazione, egli è convinto che ogni artefatto architettonico sia davvero realizzabile solo se inserito in una strategia di relazioni con la storia, il territorio, la struttura reticolare dei fenomeni antropologici nei quali si identifica la collettività.

Pier Paolo Maggiora è uno dei più impegnati, inquieti e pensosi fra gli architetti delle ultime generazioni.

Pier Paolo Maggiora è uno dei più impegnati, inquieti e pensosi fra gli architetti delle ultime generazioni.

Pier Paolo Maggiora ha operato fin dall’inizio – con la creazione, nel 1967, di un proprio studio, dal quale pochi anni dopo ha preso vita ArchA – in direzione di un’apertura totale alla dinamica della nuova realtà postindustriale, segnata da drammatici problemi ambientali e orientata verso una dimensione planetaria ancora incerta e mutevole.

Il Dialogo di Architettura

Per intendere il lavoro di Pier Paolo Maggiora bisogna isolare alcune figure chiave su cui si è andata costruendo tutta la sua filosofia progettuale.

All’inizio è stata la teoria del “Territorio Architettonico” a orientare le sue scelte verso il superamento del singolo episodio architettonico e l’inserimento del progetto in un contesto più vasto e complesso.

In seguito, questa teoria si è data una struttura metodologica riassunta nel concetto di “Dialogo di architettura”, intesa a restituire alla cultura architettonica il suo respiro comunitario.

Il Dialogo sulle città

Ma è nella proposta di un “Dialogo sulla città”, elaborata nell’ultimo decennio del Novecento, che la visione di Maggiora si è definitivamente precisata.

L’immagine della polis, della città assunta nella sua dimensione civile, come luogo di scambio, confronto, elaborazione di modelli comportamentali, riassume in una concezione unitaria le istanze già in precedenza formulate: la struttura urbana, nella quale si rispecchia con vivace fedeltà la condizione globale contemporanea, vi assume una carattere paradigmatico, destinato a orientare ogni possibile progettazione.

L’Architettura al servizio dell’uomo

Dialogo, territorio, città: in queste figure si concentra una visione progettuale che vuole fondarsi sulla relazione, sul colloquio, sull’apertura continua a nuovi orizzonti, sul dinamismo di un pensiero che vuole uscire dalle gabbie dello specialismo per rifluire nel grande alveo di una storia in divenire.

L’attività professionale di Pier Paolo Maggiora prende le mosse da questa concezione generale dell’architettura e del suo ruolo civile, ma si esprime in una fitta serie di progetti e di opere, nei quali la teoria è destinata a incarnarsi in strutture, volumi, superfici, servizi.

Nella convergenza di stimoli e indicazioni provenienti da aree disciplinari diverse (l’ecologia, l’antropologia, l’urbanistica, l’ingegneria, la sociologia, l’economia, le scienze amministrative, finanziarie e |gestionali) si definisce, attraverso tutto il suo lavoro, la sintesi architettonica nella quale i principi filosofici sono chiamati a innervarsi in forme e funzioni offerte alla fruizione sociale.

(Maurizio Vitta)