Rassegna Stampa Italiana.

Intervista a Giovanni Allevi

Articolo pubblicato su “Il Gazzettino.it” del 21/08/2008.


(g. Al.) Giovanni Allevi è nel pieno delle prove del concerto che terrà domani sera nella Città Proibita di Pechino.

Come ti senti nei panni di Marco Polo?

“È sorprendente. Quando ho fatto il primo concerto in Cina nel 2004 fui portato qui da un aereo di linea che si chiamava Marco Polo e mi sentivo già una specie di Marco Polo della musica, ma non pensavo tutto questo si sarebbe veramenteconcretizzato”.

Cosa stai combinando realmente in Cina?

Intanto c’è il fatto che in concerto avrò con me China Philarmonic Orchestra che la più importenta orchestra sinfonica di Stato cinese, e che eseguirà la mia musica. Io non ci credevo quando si era prospettata questa possibilità. È stato un gesto di grandissima apertura da parte dei cinesi che pure stanno vivendo un momento di grande nazionalisnmo con le Olimpiadi e che mi ha spiazzato. Pechino oggi è il centro del mondo e dedicare una cosa del genere a un italiano, e qui, mi pare soropredente. È come se avessi contratto un debito di riconoscenza da qui al futuro“.
Cosa pensano i cinesi della tua musica?

“Abbiamo fatto un primo giorno di prove serrato perchè non era facile. Hanno detto che erano contenti di eseguire finalmente della musica nuova e che era la prima volta che dedicavano un intero concerto a un singolo compositore, per di più vivente, e in più che oltre a comporre li dirigeva. Di loro mi ha subito colpito l’immenso rispetto per la persona che avevano di fronte perchè si trattava anche dell’ideatore delle note che stavano suonando. E che nonostante parlassino due lingue diverse difficili da tradurre anche con l’interprete, grazie alla lingua musicale si è creato un feeling diretto. Io dirigo con la bacchetta, con i gesti, con la mimica del viso, e non vedo l’ora di essere sul palco».

Che rapporto hai con la Cina?

“Nel 2004 ho suonato a Hong Kong e Shanghai prima ancora di diventare famoso in Italia e qualcuno qui se ne ricorda. Internet ha avuto un ruolo fondamentale che ha consentito il passaparola fra i giovani”.

E con Venezia?

“Fondamentale. Perchè anche qui sono l’unico artista a cui è stato concesso di suonare in piazza San Marco per due anni di seguito. Nell’orchestra dei Virtuosi Italiani c’era l’oboista Gianfranco Bortolato che è veneziano ed era in lacrime perchè era la prima volta che suonava in piazza San Marco. Fra qualche giorno lo farò io a casa mia, ad Ascoli dove non ho mai suonato in piazza. Ma Venezia è una città di straordinaria bellezza, che incanta. È così forte che ti dà lo spunto per creare qualcosa di nuovo. La mia musica prende spunto dal passato per dire qualcosa di fresco e contemporaneo”.

È come l’idea di Caofeidian, prendere spunto dal passato per costruire il futuro?

«Sì. Il progetto è la riproposizione dwell’idea di Venezia nel futuro, la città sull’acqua. Sono onorato di essere accostato a Venezia. Spero di meritarlo».

Ora suoni dentro la città proibita. Sei a un passo da piazza Tien An-men con i suoi tragici ricordi. Che sentimenti ti provoca?

“Mi fa venire i brividi a vederla, ma mi fa pensare che sarà la musica, l’arte, la bellezza a salvare il mondo. Conta più di tutto l’espressione della bellezza dell’essere umano”.