Rassegna Stampa italiana

Articolo pubblicato dal Corriere della Sera del 9 agosto 2008.

di Andrea Laffranchi

L’ intervista: il giovane pianista in tour con la sua Orchestra. Guiderà l’ Ensemble di Stato cinese nella Città Proibita. “I miei modelli sono Muti e Toscanini: li guardo su Internet


Dal pianoforte alla direzione d’ orchestra. Il passo, secondo Giovanni Allevi, è lungo: “Nei concerti di piano solo si crea un particolare feeling di intimità con il pubblico, mentre quando entra in gioco un’ orchestra c’ è un’ esplosione estroversa di suoni“.

Il fenomeno Allevi – musica classica contemporanea, atteggiamento, numeri e pubblico da rockstar – non si ferma: quattro album contemporaneamente in classifica (battuto un record di Battisti) e due tour, solista e con orchestra, che lo tengono impegnato tutta l’ estate in Italia. Con una puntata in Cina.

Il 22 agosto (in tv il 26 su Raiuno) l’ Harry Potter della musica dirigerà la China Philharmonic Orchestra, l’ ensemble di Stato, all’ Auditorium della Città proibita di Pechino.

L’ occasione è l’ avvio dei lavori di costruzione della città ecologica di Tangshan-Caofeidian, 200 chilometri a sud della capitale, progettata dall’ architetto piemontese Pier Paolo Maggiora.

Così come l’ ecocity è una città del futuro pensata sul modello di Venezia, esempio di bellezza del passato” – dice -, “immagino che il futuro della musica possa partire dalla bellezza e dal talento italiani“.

La Cina non è una novità per Allevi: “Dal 2004 ci torno ogni anno e la mia attività live è quasi nata lì. Il mio primo concerto importante è stato a Hong Kong e il primo sold out all’ Oriental Art Center di Shanghai. Però sarà la mia prima volta a Pechino“.

È periodo di Olimpiadi, a quale disciplina paragonerebbe il suo spettacolo?

A una partita di calcio. L’ orchestra è la squadra fatta da grandi campioni e io sono il commissario tecnico. Speriamo di fare gol… Scherzi a parte, fortunatamente nella musica non c’ è chi vince e chi perde, ma solo tanta voglia di condividere emozioni ed esperienze“.

Musicista, ma anche laureato in filosofia, come si rapporta con la cultura orientale?

Mi attira in modo prepotente anche se per me è ancora un territorio poco conosciuto. Ma vedo che loro dimostrano grande apertura verso di noi: l’ intensità della melodia italiana viene recepita in modo estremo“.

La Cina è al centro del dibattito internazionale per il mancato rispetto dei diritti umani:

Sono preoccupato per i contenuti emersi“, confessa Giovanni.

La sua musica, senza parole, non è considerata «pericolosa» dalle autorità, ma ha comunque ricevuto raccomandazioni o censure preventive?

“Nessuna. Ma io vado a Pechino per affermare con risolutezza la convinzione che l’ arte può guarire il mondo e portare luce dove c’ è ombra”.

La Cina copia tutto e se lo avessero invitato per clonarlo?

Giovanni Allevi è unico e inimitabile“, ride. Quindi confessa di essere stato lui a copiare altri. Per prepararsi al tour con I virtuosi italiani (chiude il 2 settembre a Bresso) rivela di aver spiato le grandi bacchette cercandone i video su Youtube, il più grande archivio video su internet.

Ho rubato qualcosa a tutti i grandi e alla fine ho capito di aver creato un mio stile originale“.

Fuori i nomi…

Ho copiato la posizione eretta che conferisce autorevolezza da Riccardo Muti, il modo deciso di portare il tempo di Arturo Toscanini, la passione e il trasporto da Daniel Oren e la capacità di dirigere gli orchestrali anche con uno sguardo di Leonard Bernstein”.

Nei concerti da solista, Giovanni parla sempre con il piano. All’ inizio dello show gli chiede sempre di comportarsi bene. Fa lo stesso con la bacchetta?

“No. Quella rischio sempre di lasciarla in giro. Forse è emblematico del mio scarso amore per gli oggetti di potere. Ho però scoperto di avere un lato autorevole”.

Fa il duro?

Sono molto severo con me stesso e più indulgente verso gli errori degli altri. Non mi preoccupa una nota sbagliata, ma la mancanza di un’ intenzione travolgente. È inutile fare il cattivo. Preferisco essere maieutico e cercare di mettere i professori d’ orchestra nelle migliori condizioni”.

Forse per questo a fine concerto tutti i maestri alzano i loro strumenti, manco fossero Jimi Hendrix con la chitarra.

“È un gesto simbolico che hanno voluto fare” – dice Allevi – “quasi a voler dire ‘io clarinetto, io oboe, io violino, esisto!’. Credo che portare un pubblico di giovani davanti a un’ orchestra sinfonica oggi sia rivoluzionario, penso sia un modo per rimettere gli strumenti classici in contatto con la società”.

Scrittore *** Musicista, compositore, direttore. E anche scrittore: Giovanni Allevi (39 anni) ha pubblicato a marzo La musica in testa (Rizzoli). Ha già raggiunto la nona edizione.