Pier Paolo Maggiora – Progetto Ecocity Caofeidian – Prologo


Provenienti dalle vie d’Oriente e d’Occidente cinque personaggi di tempi e luoghi diversi – Kublai Khan, Marco Polo, Victor Hugo, Italo Calvino, l’Architetto – si incontrano nel Palazzo delle Forme a Pechino. Soggiornando in quelle stanze, passeggiando in quei giardini, intrecciano fra loro un Dialogo – immaginario e vero – sul futuro dell’ architettura e della Città del III millennio.

Fig. 0.1.1 – Dialogo fra Kublai Kan e Marco Polo

Marco
Nessuno sa meglio di te, saggio Kublai, che non si deve confondere la Città col discorso che la descrive. Eppure, fra l’uno, il Discorso, e l’altra, la Città, c’è un rapporto denso di significato. Raccontare è anticipare, dispiegare vie, suggerire le direzioni del percorso che si vuole intraprendere. Esporre il progetto di una Nuova Città è come raccontare di una nascita, che attende di compiersi.


Kublai
Il Gran Khan possiede un Atlante, che raccoglie le mappe dei luoghi dove tutte le città potranno sorgere. L’isola di Cao Fei è uno di questi luoghi.
Ora le Città, che hanno un nome, sono alla ricerca della loro forma; perché per una Città le funzioni sono essenziali, ma altrettanto importante è la Forma. La Forma dà alla Città l’Armonia della sua manifestazione visibile, crea il legame fra il Visibile e l’Invisibile della sua struttura profonda. Per disegnare questa Forma, occorre l’ audacia di andare oltre i confini convenzionali del già visto, del già noto.

Victor
L’audacia, anche, di andare oltre i confini dell’architettura che abbiamo storicamente conosciuto. Per millenni l’ architettura è stata la scrittura comune del genere umano, il grande linguaggio che fissava in monumenti di pietra il simbolismo di un ordine immutabile. Nella modernità, il sapere di pietra ha preso a scorrere leggero, ed è fluito nel sapere di carta, nei libri che aprono e accumulano il lavoro delle intelligenze. Poi il percorso è proceduto ancora: l’etereo e il fluido, l’elettrone e l’immateriale, sono il segno culturale dei nostri tempi. Ma anche questo nostro mondo, così frammentato e mobile, ha bisogno di un ordine formale che lo renda riconoscibile, abitabile, umano.

Italo
La capacità di pensare ai mondi che stanno per nascere, la chiamo Visibilità. Con gli occhi della mente si vede prima e più lontano di quanto non si riesca a scorgere con lo sguardo del corpo. Una tecnologia perfetta, ma priva di immaginazione che la alimenta, ci lascia chiusi in un passato che non riusciamo a superare. Così pure, senza una tecnologia che la concretizza, l’ immaginazione diventa un gioco effimero, che desta meraviglia, ma non illumina gli spiriti, non apre le menti.

L’Architetto
Concordo con Voi, e pienamente. L’innovazione vera è la Rivelazione di un mondo che non esisteva fino al momento in cui ha preso forma nel Progetto. Il Progetto manifesta questo mondo, e lo rivela nella sua semplicità inattesa e, insieme, nella sua necessità – storica ed etica – chiamata a durare nel Tempo. Il Progetto è chiamato al compito felice della Sintesi.