Rassegna stampa italiana
LA STORIA – UNA CITTA’ SULL’OCEANO

Una simulazione del progetto della città di Caofeidian, sospesa sul mare

Un architetto torinese progetta una metropoli cinese. Con Arbore, Veronesi e Fo

di Giulia Vola

Sarà la Pechino sull’Oceano, si nutrirà di vento, maree, movimenti sismici e luce del sole. Sarà una città che ospiterà due milioni e mezzo di abitanti, costerà tra i 250 e i 400 miliardi di euro e in larga parte sarà sospesa sul mare o su lagune di saline bonificate, ricoperte di verde e attraversate dalla metropolitana.

E a progettarla è un architetto italiano, Pier Paolo Maggiora, con i 50 colleghi dello studio ArchA di Torino. Trentasei giorni e trentasei notti di lavoro per disegnare da zero una città cinese. Si chiamerà Caofeidian.

Una città che secondo il manifesto «sarà ecologica e portuale, un modello internazionale e un centro di rilevanza assoluta nel Golfo di Bohai, verso la Corea e il Giappone.

Una città da realizzare su un foglio bianco, disegnando l’immagine più bella e innovativa possibile. Perché diventerà un modello di progresso civile ed ecologico e sarà imperniata sul concetto di armonia tra gli uomini, le attività economiche e l’ambiente».

I cinesi l’hanno chiamata «La Prima Città del terzo millennio», e visto che nei prossimi vent’anni 400 milioni di persone si trasferiranno dalla campagne nelle città, il passaggio dalla teoria alla pratica è cosa fatta.

«Sarà il completamento di un’area di 92 milioni di abitanti tra Pechino, Tianjin e » spiega Maggiora. «Costruiremo la città del futuro, che sovvertirà il concetto tradizionale di città» ha precisato il presidente cinese Hu Jintao. Date

queste premesse, in poco più di un mese lo studio torinese ha scavalcato giganti dell’architettura come l’inglese Arup, l’olandese Dhv, la cinese Università di Qinghua e gli svedesi di Sweco, imprese con migliaia di addetti che da oltre due anni lavoravano al progetto. Un po’ come Davide contro Golia.

«Nessuno aveva colto il progetto che i cinesi avevano richiesto per mostrare al mondo il loro ingresso nell’ecostenibilità all’insegna del protocollo di Kyoto», dice Maggiora. È lui a raccontare la vittoria della gara: «Facevo parte della giuria, ho fatto le mie critiche e il presidente mi ha chiesto di quanto tempo avessi bisogno per disegnare un progetto. Trentasei giorni dopo il faldone era sulla sua scrivania».

«Partire dal foglio bianco – spiega l’architetto torinese – non ha tuttavia significato ignorare la storia e le caratteristiche fisiche dei luoghi».

E con i cinesi si fa sul serio: «Quando decidono fanno: ad agosto si comincia, entro ottobre 2010 ospiterà i primi 52 mila abitanti e grazie all’alta velocità in 40 minuti si raggiungerà Beijing».

Nel 2030, quando Caofeidian sarà finita, i residenti saranno quelli di una città grande come Roma su una superficie di 370 chilometri quadrati di cui 120 sull’acqua.

Maggiora non ha convinto i cinesi da solo. «Abbiamo vinto perché abbiamo offerto le nostre eccellenze per costruire le infrastrutture culturali – spiega -. Abbiamo creato una sorta di orchestra dove io sono il direttore e, solo per citarne alcuni, Renzo Arbore, forse Dario Fo, sicuramente Domenico Siniscalco, Aldo Bonomi e Adolfo Guzzini, il Consorzio Venezia Nuova – quelli del Mose, per intenderci – Francesco Profumo – il rettore del Politecnico di Torino – e Umberto Veronesi saranno gli strumentisti». Saranno loro che progetteranno l’intrattenimento, l’economia e il design, le questioni legate alle maree, alla conoscenza e alla salute. E per ogni italiano, un equivalente cinese contribuirà a costruire tutto ciò di cui una città ha bisogno.

D’altronde i cinesi hanno chiesto «una città originale, pervasa di passione, con un forte impatto visivo che lasci spazio all’immaginazione. Un progetto che richiami l’attenzione come ciò che luccica richiama la gazza». Accontentati. Caofeidian non avrà un centro o una periferia, i quartieri saranno uno dentro l’altro, a mo’ di scatole cinesi: nell’Arcipelago della Conoscenza ci saranno scuole, centri di ricerca e università, nella Piuma della Fenice le comunicazioni materiali e immateriali, dalla ferrovia all’aeroporto passando per la Torre delle Telecomunicazioni.

Il Velluto Verde e la Laguna di Smeraldo saranno invece dedicate all’agricoltura e in parte residenziali, i Laghi di Giada ospiteranno sport e divertimenti, la Città di Cristallo le eccellenze, la Costa dell’Airone la zona turistica, e nella Città Azzurra, sull’acqua come Venezia, oltre alle case ci saranno le sedi delle attività amministrative economiche e direzionali. La Montagna dell’Energia, alta 999 metri – il 9 è il numero sacro nel confucianesimo – sarà la Tour Eiffel cinese, il cuore pulsante di «una gigantesca macchina che oltre a ospitare attività e residenze produrrà energia per sé e per la città». Sarà infatti alimentata con l’energia sismica ed eolica e illuminata grazie alla luce che incamera nei coni che fungono da container.

«All’interno della costa – spiega Maggiora – saranno salvaguardati sia l’agricoltura, sia “gli occhi di tigre”, ovvero, i campi petroliferi». Il progetto, infatti, si integra in un disegno che comprende «la grande zona industriale su un’isola artificiale che ospiterà acciaierie, raffinerie e costruzioni navali».

E così dopo Kublai Khan e Marco Polo, Victor Hugo e Italo Calvino, Pier Paolo Maggiora, ritornato nel Palazzo delle Forme di Pechino, e soggiornando in quelle stanze, passeggiando in quei giardini, ha dato vita alla Città del terzo millennio.