Rassegna stampa italiana

Il Sole24Ore, 3 luglio 2008
(riportato sul sito ArchiWorld Network)

Il Congresso di Torino. Manifesto contro il degrado
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di Paola Pierotti

Si chiude con la presentazione di un Manifesto dedicato alla «nuova frontiera eco-metropolitana» il 23° Congresso mondiale degli architetti di Torino.

La kermesse che ha raggiunto i diecimila visitatori dedica la sua ultima giornata alla presentazione di un documento interdisciplinare e internazionale sulle “questioni ecologiche e ambientali, in cui si prevede l’intervento delle diverse categorie professionali con proposte che riguardano la crisi ambientale e sociale del pianeta”.

A parlare è Raffaele Sirica, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti. (…)

La Carta individua alcune patologie delle aree metropolitane e propone linee strategiche per contrastarle. “Tra i principali elementi di crisi” – spiega Aldo Loris Rossi, professore della Federico II di Napoli, uno dei curatori del documento – “ci sono l’esplosione demografica dal dopoguerra ad oggi, l’espansione infinita delle metropoli e la globalizzazione dei mercati e delle infrastrutture. Altre patologie sono ancora il conflitto per il dominio dell’energia, la crescita di rifiuti, dell’inquinamento e dell’effetto serra. Non ultimo l’autoreferenzialità dell’architettura nell’era della società-spettacolo“.

Il Manifesto proposto dall’Uia, Unione internazionale Architetti, mette a fuoco temi come il consumo del territorio e la sostenibilità a 360 gradi, e si sofferma sulla necessità di rottamare città e edifici che non garantiscono il benessere della gente.

Di queste questioni si è parlato ampiamente nei cinque giorni del Congresso e sono stati in particolare gli architetti più giovani, italiani e non, ad esporre best practice in cui il dato della sostenibilità ambientale e sociale è un elemento naturale, quasi scontato.

Sono esempi di uno scarto culturale significativo in questo senso le esperienze illustrate dallo studio dei quarantenni napoletani Lot Ek con base a New York. È loro il progetto di un negozio itinerante realizzato per la Puma, con un assemblaggio di container. L’edificio si sposterà di città in città, e inizierà il suo viaggio il prossimo autunno; e dopo due anni, muovendo dalla Spagna all’America l’edificio cambierà destinazione d’uso per diventare un museo.

Lot Ek è uno studio sperimentale che lavora sull’infinita possibilità del riciclo dei materiali; altri giovani architetti internazionali come il cinese Ma Yangson (uno dei fondatori di Mad) stanno firmando grattacieli sostenibili, che coniugano tecnica e creatività e sono sperimentali sia nelle forme che nei materiali.

A Torino erano presenti anche gli spagnoli di Ecosistema Urbano che hanno mostrato il sistema di piazze e di architetture pubbliche denominate Ecoboulevard, inaugurate a Madrid pochi mesi fa e già pluripremiate e pubblicate. Ancora, lo studio milanese Metrogramma ha firmato il masterplan privato per realizzare un villaggio neorurale nella campagna piacentina in un’area di 8000 metri quadrati.

Nella giornata di ieri, in una sessione dedicata alla giovane architettura italiana, sei studi che non hanno ancora avuto grandi occasioni nel mondo delle costruzioni, si sono confrontati sulle possibili strategie, occasioni, limiti e problemi del panorama nazionale, proponendo idee che si distinguono per una particolare sensibilità ambientale. Architetture quasi sempre low budget: dagli orti urbani dello studio romano 2A+P, alle case integrate nella natura progettate da Studio Marc, sino alla stazione della metropolitana napoletana firmata da Suburbia.

Una nuova frontiera eco-metropolitana che parte da micro-progetti ma che si inserisce in uno scenario internazionale che richiama Al Gore per la sua attività politica e culturale piuttosto che l’annuncio del presidente francese Sarkozy di realizzare dieci eco-polis da 50 mila abitanti. In tutto il mondo si sono moltiplicati progetti di nuove città sostenibili. E non ci sono solo gli esempi griffati da archistar come Norman Foster a Abu Dhabi o Arup a Dongtan.

In questi giorni lo studio italiano Archa di Pier Paolo Maggiora si è agigudicato infatti la gara internazionale per realizzare in Cina l’ecocity di Caofeidian destinata ad accogliere ben 2,5 milioni di abitanti. Una nuova città parzialmente sospesa e integrata in un’area lagunare dove è previsto un ampio spettro di funzioni, dalle attività agricole a quelle legate ai nuovi saperi e alle tecnologie innovative.

Il Manifesto Torino” – aggiunge Loris Rossi – “si appella ad una sintesi tra economia ed ecologia, e auspica che l’architettura digitale sia uno strumento per far sì che il progetto non crei icone spettacolari ma protesi della natura. Una nuova civiltà del riciclaggio, del controllo dell’inquinamento e dell’effetto serra. Una nuova alleanza con la natura che alcuni progetti in fieri già sperimentano concretamente”.